Intervista all’autore

In attesa del nuovo romanzo La cantina di tufo, attesissimo secondo episodio della serie Mauro Baveni, Detective, ecco l’intervista all’autore: Massimo Zona.

  • Un molo e tre ricordi. E’ soltanto questo per lei Civitavecchia?

R. Beh, sì. Ma non è poco. Civitavecchia è un porto e un porto è di per sé punto di arrivo e di partenza, quindi un mondo di possibili occasioni. Colte oppure no.

  • Non bisogna fidarsi, scrive, se poi non si vuole scoprire la vita dura. E’ una riflessione personale?

R. Lei si riferisce alla poesia “Le cose che se ‘mpareno da pprima”, che rappresenta un’iperbole dell’insegnamento paterno, un’esasperazione del concetto dell’invito ad essere comunque cauti, perché la vita può rivelarsi ben più aspra di quello che sembra.

  • In quale delle forme espressive da lei esercitate si sente maggiormente preparato?

R. La poesia è per me un terreno fertile fin da ragazzo, come pure i componimenti in rima che fanno parte delle mie vicende goliardiche, ben riuscite devo dire e anche apprezzate. La stesura di un libro, ovvero la narrazione, è traguardo più recente, ma cerco di approcciarmi a entrambi i generi con la stessa identica tensione.

  • Con “Il ratto delle calene”, lei affronta il racconto storico. Da romano di nascita, quale ritiene sia la testimonianza più importante che la città conserva del proprio illustre passato?

R. Al di là dei monumenti e dell’immenso patrimonio storico – archeologico che Roma ha lasciato a testimonianza della sua grandezza di un tempo, penso la testimonianza più grande risieda oggi nel carattere dei suoi abitanti. Il dato caratteristico che il romano ha nel proprio DNA sia questa sorta di disincanto che tutti noi ci portiamo dentro, questo aver visto tutto negli occhi dei nostri avi e di guardare il presente in maniera distaccata, che non è rassegnazione, beninteso, ma solo consapevolezza di quel che siamo stati e quello che oggi è il mondo, che noi guardiamo con serenità unita ad ironia e spesso noncuranza.

  • A quale cantore del vernacolo romanesco del passato si sente di accomunare la sua lirica?

R. Sicuramente Trilussa, naturalmente dopo molte lunghezze! Concreto, ironico, pensoso, a volte amaro, ma sempre molto fantasioso.

  • Mauro Baveni, il suo detective. C’è un personaggio poliziesco della letteratura che gli somiglia?

R. Un fantasioso giornalista locale mi ha definito ultimamente il Lee Child italiano e in effetti il mio Mauro Baveni , pur con le dovute trasposizioni storiche e territoriali, somiglia molto al suo Jack Reacher, non tanto per lo svolgimento delle varie trame dell’autore britannico, ma per la caratterizzazione del protagonista che si presenta, come Baveni , incurante del pericolo, stratega delle sue azioni, perseverante nel raggiungimento di un obiettivo e…. naturalmente, vincente.

  • In quale momento della giornata predilige scrivere?

R. La mattina presto, quando tutto intorno è silenzio e i pensieri irrompono freschi e vitali.

  • Le cose che si imparano da piccoli, lei dice, si ricordano. Cosa ricorda della sua infanzia?

R. Beh qui si apre un mondo infinito e fantastico. Mi limiterò a dire per mancanza di tempo e chiara volontà di non tediare, che della mia infanzia, splendida e felice, ricordo tutto. E quel tutto è ancora oggi presente nella mia vita concreta, naturalmente elaborato e integrato nell’adulto Massimo di oggi e conservato gelosamente nei più nascosti meandri dell’anima.

  • A quali altri concorsi hanno partecipato le sue opere?

R. Partecipo a concorsi letterari solo da poco tempo, cercando di individuare quelli che danno garanzia di maggiore serietà. Per questo prediligo i concorsi che svolgono armai da molti anni l’attività letteraria.

  • Non scrivesse, ha qualche altro passatempo che le piacerebbe coltivare?

R. A dir la verità, la scrittura mi lascia il tempo libero per coltivare molti passatempi. Mi occupo di produzione di liquori alle erbe più disparate, coltivo peperoncino, ho un piccolo pollaio, un orto ben fornito e mi piace anche cucinare qualche piatto. Per esempio faccio un’ottima trippa alla romana. E poi giornalmente mi dedico ad accudire Manfred, il mio magnifico pastore tedesco.

  • Oggi, facendo una riflessione, Massimo Zona come descriverebbe se stesso?

R. Una persona fortunata. Fortunata ad avere avuto ed avere anche oggi una famiglia splendida, con splendidi nipoti, ad aver fatto un lavoro che mi è sempre piaciuto e che mi ha dato grosse soddisfazioni, a potere oggi fare quello che mi piace e cioè scrivere. Non ho nulla da chiedere di più dalla vita.

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